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La Tragedia. Qualche riflessione.

Aggiornamento: 22 apr




“Ai nottivaghi ai magi ai posseduti da Dioniso alle menadi agli iniziati”

(Eraclito)


Nella regione greca della Tessaglia è ambientato il mistero del sacrificio del dio Dioniso, che si offre a Ade (o Pluto) , dio degli inferi, per salvare Persefone / Kore (o Proserpina) , sua sorella e portatrice della primavera, della vita e dell’amore nel mondo terrestre.


Secondo il mito del Ratto di Proserpina, infatti, il dio dell'Ade rapì la bella figlia di Cerere, ma l'accordo con Giove fu che la ragazza sarebbe tornata tra i vivi per sei mesi, durante i quali i raccolti erano abbondanti; nei sei mesi invernali, invece, la ragazza doveva rimanere negli inferi, e per coloro che abitavano il regno dei vivi era un periodo di freddo e carestia.





Gian Lorenzo Bernini, Il Ratto di Proserpina (Wikipedia)


Secondo la leggenda, prima del rituale di uccisione, Dioniso si trasforma in capra per venire poi sventrato e cannibalizzato dai partecipanti al rito. Ciascuno degli iniziati ai misteri dilania a mani nude il corpo del dio immolato, ne mangia la carne cruda e ne beve il sangue. Danze e musiche accompagnano i “Misteri Dionisiaci” o Baccanali da un corteo di satiri danzanti.


Da questa tradizione derivano due fatti importanti:

  • il rituale moderno della Comunione secondo i canoni cristiani, in quanto idea di mangiare il corpo e bere il sangue di Cristo attraverso il rito dell'eucarestia.

  • l’origine della parola “tragedia”, intesa come "canto dei capri" (trágos, capro; ōdē, canto).


La rappresentazione scenica della tragedia nasce dunque come strumento di reiterazione simbolica di questo rito primordiale. L’atto violento della tragedia rappresentato nello skené, ossia nello spazio scenico, fa da eco infatti alla tradizione rituale primitiva che prevedeva il sacrificio del capro espiatorio.


In alcune popolazioni arcaiche tale rito era già abbastanza diffuso ed era uso comune uccidere e sbranare il corpo del capo tribù. Solo in seguito, al sacrificio del capo tribù viene sostituito quello del capro espiatorio, simbolicamente vicino al culto di Dioniso.


Dal punto di vista sociologico, questa pratica serviva ad operare una ben precisa funzione sociale: l’unita tribale, ossia la comunione dell’assemblea. Secondo le teorie del compianto René Girard, l’eliminazione sacrificale del capro espiatorio gioca un ruolo essenziale nella dinamica di autoconservazione del gruppo. Essa funge da mezzo per sopire la violenza, scaricando sul capro prescelto la violenza che oppone ciascuno a tutti gli altri. Il sacrificio del capro espiatorio placa i conflitti interpersonali e fonda il vincolo sociale, assumendo grande valore di coesione.



Un elemento caratteristico del culto di Dioniso è la partecipazione di baccanti (o menadi), donne in estasi da vino sacro che celebravano il dio indossando delle maschere. Il rituale viene rivelato nell’opera “Le Baccanti” di Euripide. Le baccanti avevano il compito di guidare ritualmente il corteo danzante di satiri di sembianze caprine e ninfe e celebrare l’armonia universale attraverso lo “sparagmòs”, il sacrificio del capro.



"Bisogna avere un caos dentro di sè, per generare una stella danzante"Nietzsche


Più tardi, secondo la dottrina morale di Nietzsche (La nascita della tragedia), il rito verrà investito di un nuovo significato: la celebrazione del primato della vitalità dionisiaca (o volontà di potenza) sullo spirito razionale apollineo.


Nella tragedia è dunque sempre presente un'esaltazione del carpe diem di Orazio, declinato secondo la trama. Spesso si esplorano temi di abbandono, destino e intervento divino.


"Quant'è bella giovinezza / che si fugge tuttavia!»

chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”

Lorenzo il Magnifico


La leggenda vuole infatti che dopo aver aiutato Teseo ad uccidere il Minotauro nel labirinto di Creta grazie all'iconico filo di Arianna, venne piantata in Nasso, cioè abbandonata nell'isola di Nasso poco distante.


La ragazza cadde in disperazione ma fu poi ritrovata dal dio Dioniso che subito se ne innamorò e volle sposarla, rendendola immortale.

 


(Antoine-Jean Gros - Bacchus and Ariadne)


Per concludere, segnaliamo una lista delle più note opere classiche di mitologia greca del genere della tragedia, divisi per i tre maggiori autori:


Euripide: Alcesti, Medea, Ippolito, Eracle, Le Troiane, Elettra, Le Baccanti, il Ciclope

Sofocle: Aiace, Antigone, Edipo re, Elettra

Eschilo: I Persiani , I sette contro Tebe, Le supplici, Prometeo incatenato, Orestea - trilogia che comprende Agamennone, Coefore, Eumenidi.




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