Sinossi
"Lia - Radici in viaggio" è un racconto teatrale intimo e collettivo sulla migrazione italiana in Svizzera nel secondo dopoguerra. Attraverso gli occhi di Lia, o meglio Rosalia, medico svizzero di origini siciliane, lo spettacolo ricostruisce la storia della propria famiglia: la partenza del padre Giacomo da Palermo verso il Vallese come lavoratore stagionale, la separazione forzata dalla moglie Lucia e dalla figlia, la tragedia di Mattmark, la clandestinità dei bambini nascosti, il clima di xenofobia degli anni Schwarzenbach e il lungo percorso verso integrazione, dignità e cittadinanza.
Tra cartoline, favole raccontate al telefono, dormitori operai, valigie di cartone e neve mai vista prima, Lia attraversa la memoria di un’intera generazione di emigrati italiani costretti a vivere sospesi tra due Paesi e due identità. La vicenda privata della famiglia si intreccia così alla grande storia della Svizzera contemporanea: il permesso stagionale, le lotte delle Colonie Libere Italiane, i referendum contro gli stranieri, la conquista dei diritti civili e la fine del permesso A nel 2002.
Con uno stile che alterna poesia, ironia e testimonianza storica, "Lia - Radici in viaggio" dà voce a chi per anni è rimasto invisibile. Un’opera sulla memoria, sull’eredità familiare e sul bisogno universale di appartenere a un luogo senza dover rinnegare le proprie radici.
Note di regia
"Lia - Radici in viaggio" è uno spettacolo di teatro di narrazione che intreccia memoria privata e storia collettiva attraverso una messa in scena essenziale ed evocativa. Due attori interpretano molteplici personaggi, alternando racconto diretto, dialoghi e testimonianze storiche in un continuo passaggio tra passato e presente.
La regia punta a creare un’esperienza immersiva e profondamente emotiva, dove la parola si fonde con musiche d’epoca, sonorità ambientali e proiezioni video che accompagnano la narrazione. Immagini storiche, fotografie, documenti e paesaggi evocano i luoghi dell’emigrazione italiana in Svizzera: le stazioni ferroviarie, i dormitori operai, le montagne del Vallese, le soffitte clandestine e le città svizzere attraversate dai protagonisti.
La messa in scena restituisce il senso di spaesamento e di doppia appartenenza vissuto dagli emigrati, mentre il contrasto visivo tra la luce calda della Sicilia e i toni freddi della Svizzera accompagna il viaggio interiore dei personaggi.
Lo spettacolo vuole restituire dignità e voce a una generazione spesso rimasta invisibile, trasformando la memoria storica in un racconto umano universale fatto di separazioni, sacrifici, integrazione e speranza.


