Corto teatrale
racconto
Professeur Magicus
di Simone Buffa

Sinossi
Ginevra, 1876. Sulla Plaine de Plainpalais, un ragazzo di quattordici anni di nome Adolphe Blind attende con impazienza di incontrare Gustav Agoston, il celebre illusionista che ammira fin dall'infanzia. Sogna di diventare un grande mago, ma quell'incontro gli insegnerà qualcosa di inaspettato: la vera magia non consiste nell'imitare i prodigi degli altri, ma nello scoprire la meraviglia che ciascuno porta dentro di sé.
È l'inizio della straordinaria avventura del Professeur Magicus, destinato a diventare uno dei più celebri illusionisti europei, inventore di migliaia di giochi di prestigio e instancabile esploratore dell'impossibile.
Tra invenzioni sorprendenti, apparizioni e piccoli incantesimi, lo spettacolo ripercorre la vita di un uomo che ha fatto della meraviglia la propria ragione d'essere, fino al suo ultimo, incredibile numero.
Una storia di sogni, illusioni e passione, che riporta la magia proprio nel luogo in cui tutto ebbe inizio: Plainpalais.
Note di regia
Professeur Magicus nasce dal desiderio di riportare alla luce una figura straordinaria e poco conosciuta della storia ginevrina, restituendole il fascino, l'ironia e la dimensione poetica che appartengono al mondo dell'illusionismo.
La messa in scena si costruisce attorno all'incontro tra la parola e il gesto, il racconto e l'illusione.
Francesca Bruni accompagna il pubblico attraverso una lettura interpretata, dando voce alla vicenda di Adolphe Blind, ai suoi incontri e ai momenti che ne hanno segnato l'esistenza.
Accanto a lei, Simone Buffa dà corpo al racconto attraverso una partitura di azioni sceniche, pantomima, oggetti e piccoli giochi di prestigio. Le parole della narratrice prendono così forma davanti agli occhi degli spettatori: una bacchetta, un cappello, un fazzoletto o un semplice uovo diventano gli strumenti di un universo in cui il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più sottile.
La regia privilegia un linguaggio essenziale, nel quale il ritmo della narrazione, la gestualità dell'interprete e gli interventi musicali dialogano continuamente. L'ironia e la leggerezza della prima parte lasciano progressivamente spazio a una dimensione più intima e commovente, fino a un finale in cui teatro e magia si incontrano in modo inatteso.
Non si tratta di ricostruire uno spettacolo di illusionismo tradizionale, ma di raccontare la vita di un illusionista utilizzando gli strumenti stessi della sua arte.
Il ritorno di Professeur Magicus a Plainpalais, a centocinquant'anni dall'incontro che ne avrebbe segnato il destino, assume così un significato particolare: un omaggio alla memoria culturale di Ginevra e, soprattutto, alla capacità di continuare a meravigliarsi.